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Compact Dish 2 - Il Secondo (di Signorina Porcù) |
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Talenti |
Quel grandissimo scopritore di talenti che è Magnifico Webmaster è particolarmente fiero dei risultati della sua ultima pupilla Signorina Porcù. Scoperta nel Manicomio di Toledo, ove era addetta alla consegna del catering, bastò uno sguardo e fu subito la scintilla creatrice dell'arte che li unì. Diamo allora alla stampa virtuale questo Compact Dish, il Secondo. Un addetto passerà subito dopo la lettura con il sorbetto al limone (e la corda insaponata) |
IL PAPIRO (da Ahmed)
Austero locale di vocazione etnica gode di una rinnovata stagione di successi pur restando ancorato ai solidi schemi della tradizione egiziana. Ahmed, affabile presenza in sala e spietato in cucina propone innovative piramidi di tramezzini al natron con calice di Mumm d’apertura, seguito da solidi piatti unici e monotematici in cui si privilegia l’uso del fagiolo del Nilo, ingrediente di sua recente scoperta, che, sostanzialmente ignorato in Patria, vive ora la sua fortuna nelle sostanziose zuppe, nelle immancabili frittate, negli irrinunciabili spiedini e sofisticati contorni così come nei preziosi distillati omaggio di fine cena.
Ampia offerta di piatti su prenotazione (non chiedetegli faraona arrosto perché crederà che lo prendiate per il culo e potrebbe diventare meno affabile).
Qualche intelligente e segreta variazione nell’uso del limo di Suez nei primi e l’abolizione, ormai da circa un lustro, del succo d’aglio per l’espulsione della tenia lo rendono, infine, inimitabile.
Giochi di società a disposizione degli ospiti ( non chiedetegli Scarabeo per le già segnalate ragioni).
Un bonus per l’ambientazione: indimenticabili le nacchere d’osso nella “grande galleria”, la rara collezione di falli e datteri mummificati nell’ingresso e lo stencil di Rosetta, storica amichetta di Ahmed, nelle pareti del bagno.
CASINEDDUMANNU
Sassari Km 57 NE - Nuoro Km 92,3 SO - Cagliari Km. 277 NO - Oristano, Km 141 SE.
Loc. Porto Sfraccassassalis, Strada Bianca 47. Telegrafare almeno con una settimana d’anticipo. Non seguire le indicazioni, tanto è inutile. Non chiedere, è ancor peggio. Qualcuno dice di averlo trovato con Google-Earth.uQQ
Chiusura: solo il giorno dei SS. Gavino e Diegantoniosalvatorico.
Qualche difficoltà di reperimento e l’innegabile isolamento del locale, invero, piuttosto anonimo, saranno ripagati dalla calorosa accoglienza dell’ombroso sughereto (bonus) e dalla squisita gentilezza e ancora consolidata abilità della intera famiglia Dannaresu che, giunta alla trentottesima generazione di talenti culinari, ha deciso di tentare la insolita e innovativa strada della cucina continentale, frutto di una idea maturata nel chiostro Sos Sette Balentes di Omaha Beach in quaranta lunghi anni di emigrazione.
Abilmente mistificati i nomi delle pietanze per non dare troppo nell’occhio al tradizionalismo locale e definitivamente convinta Tzia Bonaria, trovata in lacrime abbracciata ad un porceddu, i sette fratelli, giganti ( si da per dire) della ristorazione, sempre in coppia di tre, velocissimi in sala, grazie ai loro sos schettinos ma altrettanto rapidi in cucina, vi stupiranno con le loro premure e i loro duecentoventisette menù degustazione, stampati, per l’ultimo contentino a Tzia Bonaria, su fogli di pane carasau.
Abbiamo provato per voi, su una tavola diligentemente apparecchiata con forchetta e pattada, quale singolare antipasto sa terrina di aranedda e il piatto misto de sa bresaolas fantasiosas.
Tra i primi, ricordiamo i sos pansotos intru sa bagna de sas nuches e i mitici su risu con sos bisos e sos tortellos de tzucca. Nei secondi, apprezzabile il vitellu tonnau , schietto l’ossoforus con risu e su taffaranu. Sorprendentemente delicata la proposta di un assaggio di sa finantziera.
Primeggia fra i dolci sa pastiera ma anche sa sbrisulona e sa sacripantina hanno pienamente convinto. Più debole il sofisticato tentativo de sos strufolos intro suu lettu di sa cassada. Penoso l’approccio a su montebiancu.
Modesta ma sincera la cantina, con cinque o sei pregiate etichette del bellunese, un paio del Polesine ma non più di quattro vini marchigiani.
Non avremmo voluto vedere il mirto di fine pasto servito in una grolla e le lenti a contatto leopardate di Tziu Antoniumannu. Per il resto, una sicura conferma, in un ottimo rapporto qualità/prezzo. Prezzo medio: per una cena completa, comprensiva di sartigliedda finale con Tzia Bonaria (altro bonus), non più di € 10-11- 11,50, vini inclusi.
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