Circo a Tre Pise

i Clown dei Giuristi per Naso

 

Tre Giuristi per Naso tentano di carpire i segreti del mestiere a un Maestro d'eccezione. Markus punta come sempre al cervello, Myskin fruga voracemente e Aglaja, come sempre, riflette

Ci sono nomi che segnano la fortuna di un'idea.

Circo a Tre Pise, come del resto Giuristi per Naso, non è assolutamente tra questi. Nessuno ha ancora capito cosa voglia dire. Corre l'obbligo di segnalare, peraltro, che non risulta che nessuno se lo sia finora chiesto.

Queste pagine, dedicate alla vocazione più scopertamente clownesca dei GpN, hanno, infatti, meno lettori che autori.

Ed è circostanza che sorprende, se si considera che gli autori sono, per lo più, delle nullità.

 

 


INDICE:

1) Miracolo a Milano 2) Le nuove guide Cai(ne) 3) La Macchina Scocciatrice
4) Le ricette di Filipov 5) Il Circo Volante di Markus

6) Associazionismo estremo

7) Il Porcaro Conferenziere 8)Edipo nella Stiva 9) L'occhio privato
10) Incontri e riscontri

11) Rassegna Stampa

12) La Biblioteca dei GpN

13) Domani Accadrà

14) I Gemelli Kissler

15) I Cortometraggi dei GpN

16) La fenomenologia del trentenne

17 La Fenomenologia del trentenne 2

18) La Fenomenologia del trentenne 3

19) Giochi per pochi

20) La Foca Pixie risponde a tutto

21) La fenomenologia del trentenne 4

22) Compact Dish

23)  I Fumetti dei Giuristi per Naso

24 Il disturbo 

 


 


Miracoli a Milano (di Principe Myskin)

L'altra sera ho guardato il televisore e, sarà per l'effetto di straniamento che viene dall'essermici disabituato (era dal cretacico superiore che non lo guardavo), ho visto delle cose che mi sembravano bellissime.

Giova precisare che ho atteso parecchio prima di accenderlo.

Poscia, ho convinto mio figlio a pedalare sulla dinamo (vecchie questioni con i nostri monopolisti elettrici mi fanno preferire l'autarchia o i carburanti puliti provenienti dal vicino Senegal: due scimmie urlatrici cicliste addestrate).
La cosa migliore, secondo me - ma questo giudizio potrebbe essere inquinato dalla mia idiozia incurabile - è stato un piccolo estratto dalla trasmissione Sciuscià (almeno credo).
Inchiesta sull'inquinamento a Milano: l'intervistatore si approssima a uno psudoimprenditore che sta zompando goffamente fuori da una Mercedes in seconda fila e gli chiede: "Secondo lei, per risolvere il problema dell'inquinamento di Milano, cosa si deve fare ?"
Il Piccolo Magnate della Polvere, di rimando: "Eliminare tutti quelli che non lavorano".

Mi è parso geniale.
Ne ho tratto l'idea per una commedia musicale.
La vedo sul tipo di Bellezze al Bagno: con Eleanora Brigliadori e Cinzia Sasso invece che Esther Williams, e bitume poco fluido al posto di spruzzi d'acqua.
La protagonista formula una domanda e un coro di ondine albanesi risponde a tono.
Una cosa come:
"E per la pace nel mondo ?"
E il coro: "Eliminare tutti quelli che non lavorano"

"E per sconfiggere il cancro ?"
"Eliminare tutti quelli che non lavorano"

"E per lo scudetto del Genoa ?"
"Eliminare tutti quelli che non lavorano"

"E per debellare la cellulite?"
"Eliminare tutti quelli che non lavorano"

"E per i capelli bei puliti sempre in ordine ?"
"Eliminare tutti quelli che non lavorano"

"E per farmi smettere di scrivere ?"
"Eliminare tutti quelli che non lavorano"
(toh, questo sarebbe efficace)

Abbiate comprensione, ho scritto questa cosa tutta di un fiato ascoltanto "muffin man" di frank zappa 4 megaton di volume (tre volte: la prima per l'ispirazione, la seconda per la stesura, la terza per correggere).

Principe Myskin


 

 

Il porcaro conferenziere (di Markus)

personaggi:

Il Porcaro;

il prof. Eberhard Siebenblätter;

il Pubblico.

 

la scena raffigura una affollata sala di conferenze. Al levarsi del telo il Pubblico è seduto nelle poltrone e rumoreggia. Mescolato fra il Pubblico, e per ora invisibile, siede il prof. Siebenblätter. Il Porcaro fa capolino dal fondo della sala.

 

Porcaro (fra sé): Quantunque io eserciti l’umile professione di guardiano di porci, ho sempre desiderato di tenere una conferenza. Mamma mia, quanta gente! Mi tremano un poco le gambe. Basta, devo farmi coraggio. Ripeterò fra me: andrà tutto bene, andrà tutto bene. (attraversa la sala e sale sul palco, sistemandosi dietro il leggio. Applausi. Sempre fra sé) L’argomento mi è affatto ignoto, ma non dispero di cavarmela egualmente. (Nuovi applausi. Forte) Ringrazio Lorsignori di questa calorosa accoglienza e prometto che sarò breve. Il tema della nostra conversazione lambisce il pensiero di Plotino e le teorie di Ricardo, e si spinge fino ad interrogarsi sul futuro della colonna dorica alla luce delle nuove ricerche in materia di scomposizione della luce e dell’algoritmo di John Barth, senza trascurare un riferimento alla legge salica. Come ognun di voi rammenta, ebbe a scrivere il compianto Anassimene…

Prof. Siebenblätter (si leva in piedi e segna a dito il Porcaro ): Quell’uomo è un impostore! Egli sta assemblando paroloni a caso. (rumori in sala)

Porcaro: Signore, non ho il piacere di…

Prof. Siebenblätter: Osa negare di ignorare il significato di quanto sta dicendo?

Porcaro: Chi è lei? Si qualifichi.

Prof. Siebenblätter: Ah, questa è una probatio probata! Lei ignora chi io sia, io, il professor Eberhard Siebenblätter! Risponda a me, piuttosto: lei sa che cosa significa in greco Schottergemisch?

Porcaro (fra sé): Ahimé, sono perduto. (forte) Certo che lo so. Lo dica Lei, che si crede tanto colto.

Prof. Siebenblätter: Lei è un impostore! Quel vocabolo è teutonico, non ellenico! Chiunque lo avrebbe capito! (volgendo lo sguardo intorno) Carabinieri, arrestatelo!

 

In mancanza di Carabinieri, alcuni volonterosi signori del Pubblico balzano sul palco e afferrano il Porcaro. Mentre questi si divincola, l’abito da cerimonia viene strappato in più punti. Si odono voci del Pubblico: - Orrore! Sotto il vestito indossa una maglia da pastore!; e – Orrore! Ha i piedi incrostati di fango!; e – Non guardare, Clotilde!; e – Impostore! Farabutto!. Ridotto all’impotenza, il Porcaro viene scortato fuori dalla sala, legato con i brandelli della camicia, da alcuni (non i medesimi) volonterosi signori del Pubblico.

 

Prof. Siebenblätter (cogliendo l’imbarazzo generale) : Signori, non abbandonate i vostri posti. Terrò io la conferenza, in vece dell’impostore. (sale sul palco). Ringrazio Lorsignori di questa calorosa accoglienza e prometto che sarò breve. Il tema della nostra conversazione lambisce… (le ultime parole del prof. Siebenblätter  sfumano. L’orchestra suona, sempre più forte, la “Cumparsita” e copre il discorso. Dopo un paio di minuti, cala il sipario).

 

 

Edipo nella Stiva. L'altra faccia di Sofocle (quella da schiaffi) (di Markus)

diTheophilus K. Mommsen, in arte Markus

Pochi sanno che Sofocle, dopo "Edipo re" ed "Edipo a Colono", scrisse ormai
ultranovantenne "Edipo nella stiva".
La scena si svolge su una nave da carico. Nella stiva si è rintanato Edipo,
deciso a non avere più alcun contatto con gli esseri umani dopo i tragici
eventi ben noti. Un coro di topi dialoga con l'eroe cieco e tenta di
convincerlo a buttarsi a mare. Edipo prega i roditori di lasciarlo solo con
il suo dolore. Giunge il capitano della nave e minaccia il figlio di Laio: o
paga il biglietto o lo butta a mare. Edipo lo prega di lasciarlo solo con il
suo dolore. Il coro dei topi leva un inno doloroso al mistero del cosmo.
Giunge a nuoto un araldo, inviato da Tebe, e tenta di convincere l'anziano
re a tornare in patria per riprendere il trono, visto che i suoi successori
erano peggio di lui. Edipo, pur subodorando che i concittadini intendano in
realtà bastonarlo, rafanizzarlo e sacrificarlo agli dei, si limita a pregare
l'araldo di lasciarlo solo con il suo dolore. Il coro dei topi lamenta, con
accenti appassionati, l'incomprensibilità della sofferenza nel cosmo. Giunge
Ercole e prega Edipo di spiegargli ancora una volta l'enigma della Sfinge,
perché ancora non l'ha capito. Edipo non se lo ricorda più, si impappina,
non riesce a raccogliere i suggerimenti del coro dei topi, e alla fine prega
il semidio di lasciarlo solo con il suo dolore. Ercole si arrabbia e con un
colpo di clava sfonda la stiva. Prima che la nave affondi, il coro dei topi
la abbandona lamentando cosmici dolori e cosmici misteri.

 

 

 

 Il detective nell’intimità (di Markus)

 

Ogni mattina, per venti anni, Sherlock Holmes, svegliatosi, fatta una veloce toeletta, indossato un abito fresco, si accorgeva di aver perduto i fiammiferi. Desideroso di farsi una bella pipata, il grande detective iniziava a cercarli per tutta la stanza. Sollevava oggetti, si chinava a guardar sotto il letto, scostava gli armadi, controllava in fondo ai cassetti, frugava nelle tasche di tutti i vestiti, svitava il bulbo del lampadario, scuoteva i libri, scuciva cuscino e materassi, batteva con le nocche sui muri. Aggrottava le ciglia e tentava invano di rammentare dove li avesse posati, la sera prima; la memoria non dava risposte. Guardava di bel nuovo dovunque, aiutandosi con una lente; rilevava impronte digitali, annusava la polvere, verificava l’integrità delle serrature e delle finestre. Alla fine usciva e comprava un’altra scatola di fiammiferi.

Più tardi, davanti ad una tazza di “Earl grey”, pur sapientemente interrogato, il dottor Watson negava di saper qualcosa dello smarrimento; e Holmes restò sempre col dubbio che tutta la vicenda fosse, in qualche modo, uno scherzo orchestrato dall’amico.

 

 


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